VALLE PO Balma Boves (652 m) Rocca la Casna (860 m) Monte Bracco,Croce di Sanfront (1195 m)

Andando nasce il cammino.
Antonio Machado

Itinerario particolarmente adatto per i mesi invernali, data la buona esposizione.
Si inizia con la visita alla Balma Boves,  un particolarissimo insediamento posto sotto un’enorme roccia aggettante che ricorda quello dei pueblo indiani del Nord America. Si prosegue in un bel bosco di castagni che conduce alla Rocca la Casna sito abitato dall’inizio dell’età del Bronzo dove è possibile ammirare le incisioni rupestri lungo il sentiero che raggiungeva le cave di quarzite poste sulla parte più elevata del monte.
Infine, il panorama dal bivacco Mulatero e dalla Croce di Sanfront è veramente grandioso.

 

NOTE TECNICHE

DISLIVELLO: circa 800 m

DIFFICOLTÀ: E

TEMPO DI SALITA: 3,00 ore

PERIODO CONSIGLIATO: autunno, inverno

CARATTERISTICHE: Il monte Bracco fa parte del complesso cristallino Dora-Maira, una vasta zona montuosa che si spinge dalla Val Maira alla Val Susa e che culmina con il Monviso.
Il monte Bracco rappresenta la porzione più orientale di questo complesso ed è costituito di rocce metamorfiche tra le quali predomina lo gneiss. Queste rocce sono caratterizzate da una elevata scistosità, ovvero dalla tendenza fratturarsi lungo piani paralleli, e sono state utilizzate fin dall’antichità per ottenerne lastre sottili impiegate per la copertura dei tetti o per la lastricatura di strade o edifici. 

Nel 1511 le cave del monte Bracco vengono citate da Leonardo da Vinci in uno scritto oggi conservato a Parigi presso l’Archivio Nazionale (manoscritto B): 
Monbracho sopra saluzo sopra la certosa un miglio a piè di Monviso a una miniera di pietra faldata la quale e biancha come marmo di carrara senza machule che è della dureza del porfido…...

A partire dalla seconda metà del Novecento l’attività estrattiva in zona cessò per quanto riguarda lo gneiss, mentre è tuttora attiva l’estrazione della quarzite. La pietra estratta è detta Bargiolina ed è tuttora largamente utilizzata in Piemonte.

TOPONIMO: La balma o barma è un riparo naturale sotto una roccia sporgente dal profilo verticale della montagna, che spesso veniva chiuso con muretti a secco. Il toponimo boves potrebbe far riferimento agli animali ricoverati qui, ma anche al cognome Bovo, e indicare quindi gli antichi abitanti.

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PERCORSO

Poco dopo Sanfront  sulla destra viene indicata, con un cartello, la Balma Boves.
Percorrere la stradina fino alla frazione e lasciare l’auto nel parcheggio in prossimità del cimitero. Da qui si imbocca il sentiero lastricato a sinistra che con andamento pianeggiante porta a Balma Boves

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In questa località i ripari costituiscono quasi un villaggio, abitato fino agli anni Cinquanta. Recentemente è divenuto Borgata Museo, presentando un microcosmo agricolo autonomo perfettamente conservato e dotato di abitazioni, ricoveri per il bestiame, depositi degli attrezzi, ispirato alla più ferrea economicità dello spazio.

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Balma Boves (652 m)

Si prosegue sul sentiero in salita verso sud-est, attraversando il bosco di castagni fino ad un gruppo di baite.

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zoom sul Monviso

Qui si prende un bel sentiero verso destra, passando su un tratto roccioso dove si può scorgere una prima incisione a forma di croce.

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Si attraversa un altro luogo suggestivo passando attraverso imponenti rocce.

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Dopo un breve tratto si perviene alla Rocca la Casna, una singolare roccia, piana superiormente, che si estende nel vuoto in direzione est.

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Rocca la Casna (860 m)

Su di essa si possono vedere numerose incisioni, molte delle quali riproducenti figure umane stilizzate, anche se poco evidenti.  

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Coppelle: La coppella è un incavo emisferico, generalmente del diametro di pochi centimetri, ricavato dall’uomo sulla superficie di basi rocciose normalmente piane o poco ripide, come affioramenti o massi erratici chiamati per l’appunto massi cupellari o pietre a scodella, di solito poste in posizione dominante e panoramica. Le incisioni a coppella sono presenti in varie culture preistoriche e no, ma il loro reale significato rimane per ora un mistero. È quasi sicuro che queste scodelle scavate nella roccia fossero legate a qualche tipo di culto ancestrale, legato alla natura. Le ipotesi più plausibili sono quelle di culti legati all’acqua (le coppelle dovevano raccogliere l’acqua piovana e fecondare la terra) o di altari sacrificali per raccogliere il sangue delle vittime.

In almeno un caso la disposizione delle coppelle ricalca fedelmente una costellazione. Quasi sempre le coppelle sono legate a primitivi culti del sole e alla fecondità della terra. Scavare una pietra ove si raccoglie l’acqua che assieme al sole è fondamentale alla vita animale e vegetale era per l’uomo un atto sacrale. In alcuni casi l’esecuzione delle coppelle sia il risultato di microescavazioni per procurarsi da determinate rocce il minerale stesso ritenuto taumaturgico; in questo caso la coppella non sarebbe “il fine”, ma il “risultato” dell’azione stessa.

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Da questo sito si prosegue verso il bivacco Mulatero e la Croce di Sanfront percorrendo verso nord-est un discreto sentiero, un po’ invaso dai rovi, che passa sotto imponenti pareti di roccia.

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Prima di attraversare il rio del Combal Reinaudo un passaggio un po’ esposto su rocce è agevolato dalla presenza di corde e catene.

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Monte Bracco, Croce di Sanfront

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Fonte Curera (1170 m)

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Monte Bracco , Croce di Sanfront
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zoom sul Viso

Il sentiero attraversa il rio e sale ripido sul versante opposto, arrivando quindi con un bel traverso al ripiano erboso dove sorge a quota 1197 m metri il bivacco Stefano Mulatero.

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bivacco Mulatero (1204 m) 
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interno Bivacco Mulatero

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verso la croce di Sanfront

Da qui si prosegue verso sud-ovest su un sentierino che scende a un colletto da cui si risale su un tratto un po’ esposto (catene) raggiungendo l’imponente croce di Sanfront, con uno splendido panorama sul Monviso e su tutta la valle Po.

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Monte Bracco,Croce di Sanfront (1195 m)
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panorama dal Monte Bracco

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