VALLE PESIO Il sentiero Roccarina Mombrisone (695 m)

« “E di ciò sono al mondo aperte prove

Parmènide, Melisso, e Brisso, e molti,
li quali andavano e non sapean dove »

Dante, Paradiso, XIII, 124-126

Itinerario attorno alla collina di Mombrisone, nelle immediate vicinanze dell’abitato di Chiusa di Pesio e della sede del Parco Naturale. Si sviluppa nei pressi della nuova aula didattica del Parco e della palestra di roccia.

Il Cav. Giuseppe Avena nel 1840 fece innalzare alla sommità del poggio di Mombrisone una originale palazzina di caccia in stile neoclassico. Già sul finire del XIX secolo la palazzina di caccia cominciò a decadere per le infiltrazioni di umidità e la mancanza di manutenzione. Negli ultimi anni il Comune, venuto in possesso dello storico edificio e dell’area circostante, ha avviato un graduale progetto di recupero della palazzina di caccia di Mombrisone.

NOTE TECNICHE

DISLIVELLO: circa 200 m

DIFFICOLTA’: T

TEMPO DI SALITA: 2,00 ore

PERIODO CONSIGLIATO: autunno, inverno, primavera, estate

TOPONIMO:  forse con  “monte Brisone” si fa riferimento a Brisone di Eraclea (Eraclea Pontica, 450 a.C. circa – 390 a.C. circa) è stato un matematico greco antico. Insieme ai filosofi Parmenide e Melisso, Brisone di Eraclea è preso ad esempio da Dante nella Divina Commedia per dimostrare come ragionamenti sbagliati possano portare ad un’errata concezione della verità.

PERCORSO

Breve ma bellissima ed interessantissima passeggiata di fine inverno, consigliata dall’ esperto Livio.

Partiamo dalla sede del parco naturale della Valle Pesio, tutto è segnalato da pannelli e segni bianco e rossi.

cartina percorso

La bellissima ricostruzione del parco, è un percorso di valorizzazione e conoscenza dei reperti e siti archeologici protostorici della valle Pesio.

La vita nel passato viene illustrata attraverso la ricostruzione a grandezza naturale del settore artigianale di un villaggio risalente all’età del Bronzo finale – fase iniziale della prima età del ferro (XII – VIII secolo a.C.) permettendo al visitatore un viaggio a ritroso nel tempo, in un ambiente di alto valore naturalistico che evidenzia la stretta connessione tra comunità umane e ambiente naturale già nella Protostoria.

pannello sulla metallurgia e lavorazione dell’osso e del corno 

Le ricerche archeologiche hanno mostrato come le capanne protostoriche potessero avere forme molto diverse. Certamente condizionate dal clima o dal materiale reperibile, ma anche da fattori sociali e culturali.

La capanna del vasaio è realizzata interamente in legno, con una tecnica che ricorda quella del Blockbau, in cui le pareti venivano edificate con travi di legno orizzontali sovrapposte.

All’interno, per l’organizzazione degli spazi, è presente un soppalco, utilizzato come ripostiglio.

 ricostruzione fornace , realizzata con mattoni (impasto di argilla e paglia) su intelaiatura in giunco intrecciato

La fornace, per la cottura dei manufatti ceramici, è formata da una fossa di cottura sormontata da un forno a cupola di forma allungata o circolare costituito da una leggera intelaiatura lignea ricoperta da uno spesso strato di argilla.

 un pub protostorico?!  😉

Prima di andare verso la palazzina di caccia di Mombrisone ci dirigiamo verso la Grangia del Castellar.

Grangia del Castellar

La tradizione popolare vuole che alla sommità della Roccarina si sia insediato il primo nucleo dei Certosini, attendendo alla costruzione della Corriera e della Certosa. I documenti parlano comunque di una donazione ai Certosini della zona del Castellar da parte dei Signori di Morozzo nel 1206 per l’insediamento di una Grangia.

I monaci certosini articolarono infatti l’organizzazione agricola del territorio attraverso la Grange, una sorta di case coloniche presiedute da un Converso detto “grangerius”.

Per il possesso del Castellar sorsero spesso violente liti tra i Certosini e i Chiusani che culminarono nel 1318 con l’incendio dell’edificio, poi ricostruito. Dopo questo episodio i Certosini cedettero una parte della collina al Comune mantenendo però il nucleo, gli edifici ed una parte cospicua di terreni.

 zoom sulla Bisalta (2231 m)

 monte Pigna (1768 m)

 i ruderi del castello di Mirabello

Ritorniamo sul sentiero principale per proseguire verso la palazzina di caccia di Mombrisone.

Subito dopo, incontriamo un cartello per i ruderi della Chiesa di Sant’Andrea e andiamo a vederli.

ruderi della Chiesa di Sant’Andrea

Poi ritorniamo al bivio e attraversiamo dei bellissimi boschi di pini e faggi. 

 bellissimi faggi davanti alla palazzina di caccia

 palazzina di caccia di Mombrisone

Il Cav. Giuseppe Avena nella prima metà del secolo scorso era proprietario della Certosa di Pesio, da lui trasformata in stabilimento idroterapico, della fabbrica di vetri e cristalli di Chiusa Pesio e di numerosi terreni situati nel versante ovest della valle Pesio. Dopo aver fatto costruire alcune cascine nei pressi del colle Mombrisone, nel 1840 l’Avena fece innalzare alla sommità del poggio una originale palazzina di caccia.

 
Edificata in stile neoclassico, la costruzione ripropone i temi architettonici introdotti dall’architetto veneziano Palladio con quattro gradinate che immettono attraverso altrettanti ampi portali di diverso disegno, nell’edificio di forma ottagonale composto al piano rialzato da un salone, tre piccoli locali di servizio e da una scala interna che portava al primo terrazzo. Da qui, attraverso una scala a chiocciola in ferro fuso, si saliva ad un secondo terrazzo al centro del quale un ampio lucernario illuminava la sala rotonda centrale ornata dai dipinti del Capetini, raffiguranti una scena di caccia con la Dea Diana, e dagli stucchi del Negrini.

 
L’edificio è completato da un seminterrato che fungeva da cantina. La villa, rivestita in pietra scalpellata e in marmo, era immersa in un grande “giardino inglese” progettato da Giuseppe Ketmann.

 

 Mombrisone nel 1916

Già sul finire del XIX secolo la palazzina di caccia cominciò a decadere per le infiltrazioni di umidità e la mancanza di manutenzione. Crollato il grande lucernario, vennero asportate la scala a chiocciola, gli infissi ed i numerosi marmi. Negli ultimi anni il Comune, venuto in possesso dello storico edificio e dell’area circostante, ha avviato un graduale progetto di recupero della palazzina di caccia di Mombrisone.

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