VALLE ELLERO Lago Biecai (1967 m), Lago Rataira (2171 m), Colle del Pas (2342 m), Lago delle Moie (2113 m)

La valle Ellero è davvero meravigliosa, è un piccolo gioiello chiuso dalle propaggini della catena del Marguareis, da Cima delle Saline, nonché dal monte Mongioie; queste vette sono facilmente raggiungibili partendo da Pian Marchisio, con il Rifugio Havis De Giorgio che offre un valido punto di appoggio. Dall’alta valle passano diversi sentieri a lunga percorrenza: la Grande Traversata delle Alpi, la Via Alpina (percorso rosso), ed il Giro del Marguareis. Da qui passavano i percorsi che univano il Piemonte alla Liguria, e sui quali passava il commercio del sale (i toponimi “Saline” derivano proprio da questo). È possibile che vi fosse addirittura una via romana che univa Albenga ad Acqui Terme passando per la valle; alcuni tratti di selciato riscontrabili sulle mulattiere dell’alta valle potrebbero infatti risalire al periodo romano.

NOTE TECNICHE

DISLIVELLO: circa 880

DIFFICOLTA’: E

TEMPO DI SALITA: circa 3 ore

PERIODO CONSIGLIATO: Primavera, estate, autunno

CARATTERISTICHE: Il paesaggio dell’alta Valle Ellero presenta tratti estremamente caratteristici. Il terreno, di natura carsica, spesso completamente privo di vegetazione arborea e modellato da innumerevoli doline, si presenta con un susseguirsi di arrotondati pendii prativi circondati, alla testata delle valli, da imponenti massicci calcarei.

I ‘campi solcati, chiamati anche ‘campi carreggiati’ per le forme che ricordano vagamente i solchi lasciati dalle ruote dei carri nel fango) sono fenomeni erosivi tipici delle rocce calcaree, dovuti al ruscellamento delle acque meteoriche.

Si possono osservare rocce di epoche molto diverse, dai porfiroidi del Permiano costituiti da lava solidificatasi circa 250 milioni di anni fa quando le montagne non esistevano ancora, ai bianchi depositi calcarei del giurassico, formati da quantità enormi di microscopiche conchiglie mentre il mare ricopriva gran parte dell’Italia. Non mancano interessanti e curiosi fenomeni geologici quali ad esempio le numerosissime grotte, le “rocce montonate”, le “morene” e le “marmitte dei giganti” .

TOPONIMO: Una tradizione vuole la valle Ellero, abitata dalla prima metà del II secolo a. C. dalla tribù ligure degli Elei (o Ellei). Il torrente eponimo della valle di Roccaforte suona Ele in piemontese e El in kje. Risulta citato Ellero nei documenti d’archivio già a partire dal 1224. La sua etimologia è però non chiara. Il Nallino, propone di derivare Ellero dal nome dell’antico (e fantomatico) popolo ligure degli Elei (o Ellei), che si sarebbe costituito “in un sol corpo” verso l’anno 470 a.C. e che si stanziò, a partire-sembra- dalla prima metà del secondo secolo a.C., nei pressi di quella che oggi è Roccaforte Mondovì. Altra ipotesi, forse la più plausibile, la radice preromana El, che ha prodotto Hellex > Lys, potrebbe essere alla base di Ellero. (ebraico אל, greco Ἐλ, “dio”)

 

PERCORSO

Dalla Porta di Pian Marchisio una comoda sterrata conduce al Rifugio Mondovi (1761 m; possibile accorciare il percorso su sentiero nell’ultimo tratto). Si prosegue alle spalle del rifugio lungo il tracciato della GTA, andando a rimontare la balza rocciosa che, attraverso la Porta Biecai, conduce nei pressi del Lago Biecai (1967 m).

Siamo in presenza di quello che viene definito un lago carsico. In presenza di rocce carbonatiche e fenomeni carsici, l’acqua tende a filtrare nel sottosuolo ove da luogo a vere e proprie reti idrografiche sotterranee. Nella stagione primaverile, in concomitanza con lo scioglimento dei nevai, è possibile che l’acqua in eccesso riesca a riempire alcune conche prima di venire lentamente assorbita dal terreno. E’ questo il caso del Lago Biecai, in genere asciutto in estate ma che può contenere acqua in primavera.

Poco oltre si lascia la diramazione di destra per il Rifugio Garelli e si segue con qualche difficoltà, tra roccette affioranti e distese prative, la poco evidente traccia segnalata fino al caratteristico Lago Rataira (2171 m).

Il piccolo lago è anche noto come Lago Ratavuloira, curiosa denominazione che deriva verosimilmente dal termine dialettale che indica il pipistrello, ratto che vola. Il toponimo Lago Rataira (o Lago Ratoira), dovrebbe indicare invece una sorta di trappola per i topi, che forse restavano invischiati nelle acque melmose del lago.

Dietro lo splendido lago c’è un menhir, l’origine più probabile è celtica.

Menhir di questo tipo venivano posizionati dai Celti lungo le vie ai pascoli d’altura e lungo le principali vie di comunicazione (chiamate Leys), vie spesso riprese come vie del sale fino all’Età Moderna; erano posizionati a vista l’uno dall’altro (con lo stesso principio degli “ometti” in pietra), affinché i viandanti non si perdessero. Si può ipotizzare che il menhir in questione conducesse al valico del Colle del Pas o ai pascoli dell’alta Val Ellero.

I massi erratici

Maggiore impegno è necessario per osservare le tracce lasciate dal passaggio dei ghiacciai. Oltre alle rocce montonate (pareti rocciose levigate e leggermente incise) ancora rintracciabili, è possibile incontrare anche i ‘massi erratici. Si tratta di massi di varie dimensioni, staccatisi in era glaciale dalle pareti rocciose. I massi, trasportati dai ghiacciai durante il loro lento movimento verso valle, sono stati successivamente depositati in luoghi spesso assai distanti dal punto in cui si erano staccati. 

Un masso erratico si può riconoscere se la posizione in cui si trova oggi risulta difficilmente spiegabile con il semplice rotolamento dalle pareti rocciose circostanti, se la roccia costituente il masso non è presente sulle pareti rocciose circostanti, o se si riscontrano entrambe le condizioni.

Una breve ma ripida salita porta quindi al Colle del Pas (2340 m), affacciato sulla Val Tanaro e sulla conca carsica di Piaggia Bella.

L’idea iniziale era quella di raggiungere la vicina cima Pian Ballaur (seguendo verso sinistra la displuviale, all’inizio esile, poi sempre più ampia, si sale senza difficoltà fino alla Cima Pian Ballaur (2603 m), notevole punto panoramico) ma al colle del Pas il vento è molto forte e siamo senza giacca così decidiamo di tornare indietro e di andare a far visita al Lago delle Moie.

Troviamo il sentiero dalla parte opposta del lago Biecai, seguire il cartello.

Il lago risulta in parte ricoperto da vegetazione palustre, dando luogo ad una zona di “terreni molli” (le “moje”, appunto) da cui il toponimo. Dal lago si gode di buon panorama sulla Cima delle Saline e, oltre la cresta dei Rastelli, sul settore orientale della catena del Marguareis (Rocche Bistè, Cima Bozano).

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