VALLE MAIRA, Lago del Vallonasso di Stroppia (2809 m)
«La nostra coscienza non è nel corpo, è nel campo. Noi siamo un campo e il campo non esiste nello spazio-tempo. Lo spazio-tempo emerge nell’esperienza cosciente che abbiamo quando noi osserviamo la realtà attraverso il corpo.»
Federico Faggin, fisico, inventore. 1 Dicembre 1941.
Lasci l’erba verde del Rifugio Campo Base a milleseicento metri e ti incammini sui ciottoli della piana. Sopra di te, la bastionata della Rocca Provenzale taglia il cielo azzurro, imponente e ferma come una cattedrale di roccia antica.
Il sentiero inizia a salire lungo la cengia rocciosa. È una via ardita, intagliata nella montagna, dove i gradini di pietra solida ti portano dritto verso l’alto. Oltre le pareti del vecchio Rifugio Stroppia, la traccia supera il Passo dell’Asino. È un passaggio ripido di sassi chiari, dove l’aria si fa fresca e pulita, e lo sguardo spazia sul salto della cascata.
Poi il cammino si spiana e ti accoglie l’altopiano sospeso. È un mondo di pietra e luce solitaria, una distesa monumentale dominata dalla gigantesca mole del Brec de Chambeyron. Il silenzio è interrotto solo dal vento d’alta quota che corre tra le rocce.
Sali gli ultimi dossi detritici, passo dopo passo, finché la conca finale si apre a duemilaottocento metri. Lì, accanto al piccolo punto d’appoggio del Bivacco Barenghi, splende il Lago del Vallonasso di Stroppia. Una distesa d’acqua limpida, fredda e immobile come uno specchio d’argento, che custodisce i segreti della montagna più alta.
NOTE TECNICHE
DISLIVELLO: +1120 m
DIFFICOLTA’: EE (Escursionisti Esperti) – Il sentiero Dino Icardi presenta tratti ripidi, esposti e attrezzati con corde fisse nel salto della cascata.
TEMPO DI SALITA: circa 3,35 h (solo salita)
PERIODO CONSIGLIATO: Tarda primavera (per vedere la cascata alla massima potenza) / Estate.
CARATTERISTICHE: Il lago è così chiamato perché si trova alla testata del Vallonasso di Stroppia, un vallone di origine glaciale separato dal solco principale della val Maira da una bastionata rocciosa e che alimenta le omonime Cascate di Stroppia. Si tratta di uno specchio d’acqua di origine naturale, il più grande della Val Maira. Presso il lago si trova il Bivacco Barenghi.
Il motore a due cilindri della Panda rossa mattone batteva un ritmo regolare, risalendo i tornanti della Valle Maira. Sulla carrozzeria spiccavano gli adesivi della Pimpa e i simboli fricchettoni, mentre le mani stringevano il volante, coperto da una fodera a fiorellini colorati. Enrica guardò fuori dal finestrino la mole del monte Ruissas, poi si girò di scatto sul sedile.
– E se andassimo alle cascate di Stroppia invece di salire al monte Ruissas?
Non aspettavo altro che quelle sue parole. Una deviazione improvvisa, perfetta per una giornata così. Girai le ruote verso il parcheggio del Rifugio Campo Base, spensi il motore e ci preparammo gli zaini. Fuori la giornata era splendida. Un sole forte e una luce fantastica ripulivano l’aria, accendendo il verde dei prati e il grigio della roccia calcarea.
Imboccammo il sentiero che risale il fianco della montagna. Man mano che ci avvicinavamo, il rumore cresceva: le cascate di Stroppia erano alla loro massima potenza.
Cascate di Stroppia
Un boato sordo e continuo che faceva vibrare l’aria nei polmoni, sollevando una nebbia d’acqua fredda che bagnava il sentiero e rinfrescava la salita.
Arrivate all’altezza del Rifugio Stroppia(2229 m), aggrappato alla roccia sopra il salto, notammo tre figure stagliarsi contro il cielo. Una era Marco Bertelli, concentrato con i binocoli puntati verso la parete nera. Stava monitorando i gipeti che avevano nidificato proprio lì vicino: il primo piccolo nato libero in queste valli, non importato dall’uomo. Bertelli parlava fitto con un carabiniere forestale, così tirammo dritto per non interromperli.
Doccia sotto le Cascate di Stroppia
Poco più a monte, incrociammo un secondo forestale, si voltò e incrociò lo sguardo di Enrica. La riconobbe subito. Enrica aveva lavorato tagliando l’erba per i forestali di Dronero. Ci fermammo a fare due chiacchiere e l’uomo, con la precisione di chi conosce la montagna, ci disse che il piccolo gipeto si sarebbe involato a luglio.
Salutato il forestale, ci incamminammo per entrare nel Vallone di Stroppia. Non appena superata la strettoia, l’ambiente cambiò del tutto.
Lago Niera (2302 m)
Un venticello freddo e costante scese dai ghiacciai alti, infilandosi dritto sotto le giacche. Intorno a noi la luce batteva alta sulle creste, lasciando il fondo del vallone in un’atmosfera aspra, solenne e selvaggia.
Continuammo a salire con passo regolare fino a raggiungere l’altopiano sommitale, dove compare la sagoma di lamiera blu del bivacco Barenghi(2822m).
bivacco Barenghi(2822m)
Vederlo lì, immobile nel silenzio della quota, fece riemergere di colpo i ricordi di anni prima. Quella notte memorabile passata lassù con Fabrizio e Giuseppe Carta. Eravamo arrivati in piena notte, completamente persi nel buio pesto della montagna, camminando alla cieca per ore. Ricordai la stanchezza infinita e il pavimento freddo del bivacco su cui avevamo dormito per terra, aspettando che la luce lasciasse spazio all’alba.
bivacco Barenghi(2822m)
Poco oltre la struttura, lo spettacolo si aprì sul Lago del Vallonasso di Stroppia e sul Lago Niera, incassati tra le pareti di roccia nuda. L’acqua era meravigliosa, di un azzurro cupo e profondo, ancora in parte coperta da grandi lastre di ghiaccio bianco che galleggiavano immobili sulla superficie, come resti congelati dell’inverno. Davanti a quello specchio immobile, il tempo sembrava essersi fermato, sospeso tra il gelo della roccia e il calore del sole che picchiava forte.
Lago del Vallonasso di Stroppia (2822 m)
Vicino al rifugio incontrammo diverse persone salite a godersi la giornata, ma a colpirmi lasciandomi folgorata fu un incontro speciale: Fiocco. Un cagnolino bianco di taglia medio-piccola, con ben sedici anni sulle zampe. I padroni ci raccontarono che era appena salito sulla Tête de la Fréma, a oltre tremila metri di quota. Un piccolo, vecchio esploratore indomito che camminava fiero sulla pietraia.
Una giornata memorabile, stampata nella memoria. Ci voltammo a guardare la Valle Maira mentre le ombre cominciavano ad allungarsi sui ghiaioni: splendida, aspra e selvaggia come è sempre stata, e come sempre sarà.