VALLE STURA Monte Pierassin (2761 m), laghi di Roburent

Prendere coscienza. Questo per me è sempre il primo passo. Cercare di capire quello che ci sta intorno, al di là degli stereotipi, e parlarne il più possibile.

Loredana Lipperini (1956 – vivente), giornalista, scrittrice, conduttrice televisiva e autrice per la radio e per la televisione italiana.

l monte Pierassin sorgeva contro il cielo d’ardesia e da lassù il versante occidentale dell’Oronaye si mostrava nudo e preciso nei suoi tremilacento metri di roccia spaccata dal gelo. La pista partiva da Argentera. Era un cammino severo ma di una bellezza che toglieva il fiato, lungo il quale la terra si apriva a mostrare tre specchi d’acqua immobile, incassati nella pietra come monete antiche perdute nel vuoto.

NOTE TECNICHE

DISLIVELLO: circa 1100

DIFFICOLTA’: E

TEMPO DI SALITA: 3.35 ore

PERIODO CONSIGLIATO: Primavera, estate, autunno

CARATTERISTICHE: La cima si compone di roccia sedimentaria, marmi dell’Eocene.

TOPONIMO: Pierassin o Peyrassin è una voce riconducibile al provenzale pèiro (pietra) e quindi, per estensione, indica un territorio pietroso.

PERCORSO STRADALE 

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Il sentiero comincia qui, dove la chiesetta di Argentera sorge a milleseicento metri contro il cielo. Io e Mattia camminiamo verso nord-est e ci lasciamo alle spalle le case del paese, mentre la terra sale dura sotto gli scarponi. Il vento si muove tra l’erba magra e le pietre. Saliamo ancora fino a guadagnare il costone che divide la Valle Stura dal Vallone di Roburent. Lassù la cresta si spiana in una landa aperta che chiamano la Tinetta, a duemila metri passati, e il mondo si stende immenso e silenzioso intorno a noi.

località la Tinetta

Il sentiero piega a sinistra e iniziamo a camminare costeggiando il rio Roburent. L’acqua scorre chiara tra le pietre e noi la seguiamo, passo dopo passo, finché la terra non si apre e compare il lago inferiore di Roburent. Restiamo lì a guardarlo, a duemilatrecento metri di quota, una distesa d’acqua ferma che riflette la luce del giorno.

Lago inferiore di Roburent (2330m)

Un gregge si muove lento lungo il pendio e un pastore cammina insieme alle bestie, e la loro presenza sembra rimettere in ordine ogni cosa in questo pezzo di mondo. Camminiamo ancora per un po’ e la via ci porta davanti al secondo specchio d’acqua, il lago mediano di Roburent, che riposa immobile nella conca a duemilatrecento metri di quota.

Lago mediano di Roburent (2360m)

Superati i due laghi il sentiero percorre un valloncello erboso fino a sbucare sulla grande conca superiore, ove appare il lago superiore di Roburent (2426m), molto suggestivo ma maggiormente frequentato per il facile accesso dalla parte francese. (Colle della Maddalena)

Lago superiore di Roburent (2426m)

Costeggiamo l’acqua del lago e superiamo i vecchi ricoveri militari di pietra grigia. Continuiamo a salire fino a raggiungere il Colle di Roburent. Lì la terra si divide ed è lo spartiacque principale, il confine che separa la Valle Stura da quella dell’Ubayette, e il vento soffia da un mondo all’altro.

Colle di Roburent (2495m)

Dal colle si vede il cippo di pietra che segna il confine, piantato nella terra fin dal milleottocentoventitré. Ha la Croce Sabauda scolpita da una parte e il Giglio di Francia dall’altra. Noi giriamo a sinistra e prendiamo un lungo traverso diagonale che va verso ponente, camminando su una china di sfasciumi dove la roccia si rompe sotto i passi.

 Sguardo verso il Lago superiore di Roburent

Superiamo senza fatica le roccette e i detriti che coprono il terreno e arriviamo sulla punta di Roburent, a duemilaseicento metri. Da lì prendiamo il crestone, una linea netta che taglia il cielo, e risaliamo l’ampio pendio fino a guadagnare la cima del Monte Pierassin. Siamo a duemilasettecento metri passati e da quassù la vista si apre immensa sul Monte Oronaye, che si alza contro l’orizzonte come un gigante di roccia bianca.

Monte Pierassin (2761m)

 Lassù, sulla cresta spoglia del Pierassin, mi sentivo sospesa sull’orlo stesso del mondo. Alle mie spalle la mole dell’Oronaye incombeva come un guardiano di pietra antica, una presenza monumentale che mi misurava il passo. Sentivo il vento freddo sulla pelle e la certezza geometrica di essere viva, un punto esatto e minuscolo nel silenzio immenso della terra.

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