VALLE PENNAVAIRA, Grotte di Alto (CN)

“[…] Non rattristarti, nobile Lettore, per questi fatti perché, come dice il Poeta della nostra cara terra, tutto passa:
anche il mare finisce
e anche, col tempo, passerà il dolore.

-L’Iguana-

Anna Maria Ortese (Roma, 13 giugno 1914 – Rapallo, 9 marzo 1998) è stata una scrittrice italiana.

Alto (Ótu in dialetto ormeasco) è uno dei più lontani comuni cuneesi, dista circa 150 km da Cuneo. Fu determinante nella scelta della posizione la terrazza naturale dalla quale si può dominare la media Valle Pennavaira e sulla quale venne eretta una fortificazione per l’avvistamento dei Saraceni rinforzata dai Marchesi di Savona (X-XI secolo) ed affidata poi ai conti Cepollini (25 luglio 1320). Attorno a questa fortificazione probabilmente venne a radunarsi quella popolazione di pastori discendente degli antichissimi cacciatori insediati nelle numerose grotte della zona.

NOTE TECNICHE

DISLIVELLO: +1000m circa

DIFFICOLTA’: EE

TEMPO DI SALITA: circa 4 ore andata e ritorno

PERIODO CONSIGLIATO: Estate, autunno, inverno

CARATTERISTICHE:  La valle fu studiata per lungo tempo dalla Prof.ssa Milly Leale Anfossi dell’ Istituto Internazionale di Studi Liguri a cui è dedicata a Caprauna una mostra permanente di riproduzioni di materiale preistorico, predisposto da Maria Tagliafico e Giuseppe Vicino, all’interno del locale piccolo museo etnografico insieme ad una pubblicazione a cura di Andrea Lamberti e Giuseppe Vicino allora componenti del LASA (Laboratorio di Antropologia Storica e Sociale delle Alpi Marittime) .

PERCORSO STRADALE 

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Parcheggiamo ad Alto (652 m. s.l.m.) nel parcheggio davanti al Castello dei Cepollini. (per info e prenotazioni)

Nel 1320 I Conti Cepollini fecero costruire nel sito di Alto un castello-fortezza che volge le spalle al paese. Il lato opposto, verso sud, si affaccia sulla Val Pennavaira, fronteggiando il Castello di Aquila d’Arroscia. È importante precisare che il corpo verso la valle, sulla cui facciata si apre al 2° piano una pittoresca loggia, fu eretto solo nel XV secolo. Durante l’invasione francese del 1796 il Castello fu saccheggiato ed in parte distrutto; rimase in queste condizioni sino alla fine del XIX secolo, quando venne riadattato con l’abbattimento delle parti più alte dei due torrioni e la copertura di tutto il complesso con tetto a falde. Oggi emergono i merli ghibellini sotto il cornicione del tetto. 

Seguiamo, Via Fischia il vento, per 200 metri circa.

“Fischia il vento” è un celebre canto partigiano italiano, scritto dal medico e partigiano ligure Felice Cascione (“U Megu”) nel 1943, adottato come inno ufficiale delle Brigate Garibaldi. Composta sulla melodia della canzone sovietica Katjuša, celebra la lotta per la libertà contro il nazifascismo. Cantata per la prima volta nel periodo natalizio del 1943 a Curenna e ufficialmente intonata ad Alto (CN) nell’epifania del 1944.

Da via Fischia il Vento imbocchiamo una carrareccia sulla sinistra in discesa, dove incontriamo subito dei lavatoi. La carrareccia giunge in breve alla Cappella di San Sebastiano.

Cappella San Sebastiano sec.XIII

La costruzione della Cappella di San Sebastiano risale al XIII secolo, e si caratterizza per il suo stile barocco. Gli affreschi che decorano le pareti sono opera di artisti locali e rappresentano scene della vita di San Sebastiano e dei suoi miracoli.

Continuiamo a scendere fino alla Palestra di Roccia. (280 m. dalla Cappella). Qui lasciamo la strada che prosegue verso Caprauna per prendere a sinistra un’altra carrareccia che torna indietro parallela a quella da cui proveniamo. Seguiamo la nuova carrareccia per 160 metri circa, lasciandola quindi per un sentiero sulla destra che scende verso il torrente.

Traversiamo quindi il torrente su un bellissimo ponte in pietra, un ponte medioevale perfettamente conservato.

Imbocchiamo il sentiero sull’altra sponda che presenta subito un bivio, dove prendiamo a sinistra (torrente alle spalle) per raggiungere la prima grotta, una delle più belle che vale sicuramente la deviazione, la grotta del Pertusello.

Dopo 70 metri circa una deviazione in discesa sulla sinistra porta a dei bei laghetti sul torrente, mentre noi proseguiamo dritti ed iniziamo quindi a salire ripidamente, aiutati anche da corde fisse, fino a raggiungere una grande falesia bianca attrezzata. Troviamo due francesi in falesia.

Continuiamo quindi costeggiando la falesia e, superatala, il sentiero si fa un poco meno evidente e non è più attrezzato; superiamo in effetti una breve discesa rocciosa un poco esposta e, quindi, continuiamo più facilmente per arrivare in breve all’evidente apertura triangolare della grotta, alla base delle pareti rocciose. Il ritorno avviene per la stessa via.

grotta del Pertusello
grotta del Pertusello
grotta del Pertusello

Ritornati dal ponte medioevale, dobbiamo prendere a destra in salita(torrente alle spalle). Il nuovo sentiero ci porta in breve a raggiungere una sterrata (proveniente dal Castello di Aquila di Arroscia) che imbocchiamo verso destra.

Dopo poco più di un Km. di sterrata troviamo un sentiero segnato in biancorosso sulla sinistra che indica L’Arma del Cuppà e la cascata del Ferraia, noi ritorneremo dopo ma prima proseguiamo per vedere le tre grotte e la forra.

Continuiamo sulla sterrata e, 60 metri dopo l’appena descritto bivio, possiamo visitare sulla sinistra l’Arma della Porta A, che presenta alcune belle vaschette e una colonnina.

Ulteriori 80 metri sulla sterrata e possiamo visitare, con una breve deviazione sulla sinistra, anche l’Arma della Porta B (consigliabili casco e lampada), caratterizzata da alcune belle concrezioni nella parte interna.

Arma della Porta B

Dall’Arma della Porta B, volendo, continuando lungo la falesia, si arriva all’Arma della Porta C. Noi però seguiamo la deviazione per la forra e il bel lago.

laghetto della Forra del Ferraia
Forra del Ferraia

Proseguendo il sentiero prima del bivio in discesa che porta alla forra, si arriverebbe ugualmente alla Cascata del Ferraia, ma si dovrebbe procedere carponi su un tubo dell’acqua dell’acquedotto per pochi metri che risulta sempre molto scivoloso.

Decidiamo così di ritornare sui nostri passi, dal bivio precedente con le indicazioni per l’Arma del Cuppà e la cascata del Ferraia. La salita diventa più ripida, il sentiero è molto bello e panoramico, si intravede il sentiero che porta da Alto a Caprauna dall’altro lato del torrente Pennavaire.

Arriviamo alla grotta Ravinella e proseguiamo ancora, avvistando qua e la le piazzole dei carbonai,piccole aree pianeggianti, spesso sostenute da muretti a secco, disseminate nei boschi in passato e utilizzate per la produzione di carbone di legna.

Il lavoro del carbonaio: Era una vita durissima che durava mesi, spesso vissuta in famiglia nei boschi durante l’estate. Richiedeva una sorveglianza costante, anche notturna, per gestire le prese d’aria ed evitare che la legna bruciasse anziché carbonizzare. Il carbone prodotto, più leggero e con alto potere calorifico rispetto alla legna, era fondamentale per l’energia e, oggi, è rievocato come tradizione locale o usato per barbecue. 

Arriviamo infine alla splendida Cascata del Ferraia. Essendo di origine artificiale, essa si viene a creare quando il troppopieno della soprastante diga raggiunge il culmine; nei periodi di siccità o di scarsità idrica infatti, il sistema idraulico ad essa collegato attinge dalla riserva tutta l’acqua necessaria e la cascata sparisce. Una possibilità, quella di vederla, che viene presclusa sempre più spesso a causa del clima.

Cascata del rio Ferraia

Prima di dirigerci verso l’Arma du Cupà, percorriamo la galleria artificiale lunga circa 80 metri e sviluppata in salita, data la scivolosità del manto al suo interno, è consigliabile percorrerla con una torcia. La galleria ci avrebbe portato al laghetto sovrastante ma una presenza umana ci ferma appena fuori dalla galleria.

A fermarlo, a dire il vero, siamo stati noi per chiedergli informazioni su un possibile anello per ritornare ad Alto. (non è possibile fare un anello senza attraversare il torrente dall’Arma Crosa, forse fattibile d’estate)

Lui inizia a parlarci della sua passione delle grotte e dell’impossibilità di entrarci ancora, ora che il suo eccessivo peso glielo impediva. Ritorniamo con lui verso l’ultima grotta, la più importante, l’Arma del Cupà.

Arma du Cupà

L’ Arma du Cupà, che si trova sulla sommità del sentiero dal quale siamo arrivati, è sicuramente la caverna più spettacolare di tutte quelle presenti nei dintorni: con i suoi mille metri quadrati di superficie offre la possibilità di addentrarsi con estrema facilità nelle sue viscere, tra stalagmiti, diramazioni e nicchie.

Al suo interno sono stati rinvenuti reperti di ceramiche dell’età del Ferro, insieme a tracce di focolari, oggetti vari e resti di ossa umane. Una curiosa figura però si rivela l’emblema più suggestivo del sito: l’idolo della Val Ferraia, ovvero un fallo in pietra.

Arma du Cupà, l’idolo in pietra

Un simbolo fallico di modeste dimensioni che si suppone esser stato al centro di rituali pagani legati alla fertilità. E’ una grossa stalagmite a pilastro conico, con un solco inciso dall’uomo (vedi l’idolo di M.Leale Anfossi).

Speculare a questa formazione rocciosa, è anche presente un camino in calcite, un altrettanto singolare e probabile simbolo della fertilità femminile, a perenne suggellamento dell’unione vitale.

Arma du Cupà, camino in calcite possibile vagina

Percorriamo a ritroso il percorso fino ad Alto.

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